Le normali attività del blog e altre novità riprenderanno da Settembre.
Buona Vacanze a tutti.
venerdì 25 luglio 2014
sabato 7 giugno 2014
.The China Study.
Questa settimana niente romanzi da parte mia. Ho deciso di condividere
invece un interessante manuale legato al mondo dell'alimentazione, il
capolavoro di T. Colin Campbell e Thomas M. Campbell: The China Study.
Titolo: The China Study
Titolo originale: The China Study
Autore: T. C. Campbell & T. M. Campbell.
Prima pubblicazione: 2005
Prima pubblicazione (Italia): 2011
Editore: Macro Edizioni
Trama: Il famoso scenziato americano T. Colin Campbell assieme al figlio Thomas M. Campbell studiano la relazione tra dieta e malattia, giungendo a
conclusioni veramente sorprendenti. Finalmente alcune delle tesi
fondamentali da sempre sostenute dalla medicina naturale sono verificate
e testate. Il più importante studio epidemiologico mai realizzato,
durato 27 anni e realizzato in collaborazione con varie università. Una
ricerca approfondita, non una semplice teoria, le cui conclusioni se
applicate salverebbero la vita a milioni di persone.
"Noi siamo quello che mangiamo."
Vi suonano nuove queste parole? Certamente no, essendo un vademecum anche troppo conosciuto.
Ma dopo aver letto questo libro, non mi è sembrata più una frase tanto paradossale.
Per motivi familiari e non, mi sono spesso scontrata con questa tematica. Vengo da una famiglia in cui la buona cucina è un elemento imprenscendibile e sinonimo di cultura generale. Nonostante ciò, la parola dieta non mi ha mai toccato particolarmente e non ho mai sentito il bisogno di provarla su me stessa. Tutto questo è sicuramente dovuto anche al buon senso di mia madre, la quale ha sempre preferito cibi sani e genuini per tutti noi. In 23 anni di vita posso assicurare di aver seguito la "dieta" più variegata e completa possibile. Mi è stato insegnato ad apprezzare ogni sapore. Chiudendo questa piccola parentesi personale verrà allora da chiedersi, perché leggere un libro simile?
Io sono un essere prettamente carnivoro. Amo la carne, dal profondo del mio sanguinolento cuore. E lo stesso vale per tutto ciò che rientra nella categoria di carboidrato. Mentre fino a qualche anno fa riuscivo a regolarmi, tra lo stress e l'università il mio appetito è aumentato vistosamente, e con lui i miei peccati di gola. Così mio fratello, premuroso come al solito, mi ha fatto leggere questo libro come incentivo per una dieta più sana.
E ha funzionato.
Sintetizzarne il contenuto è alquanto improduttivo, dato che ogni capitolo spiega in modo semplice e approfondito quali siano gli elementi più idonei per il nostro organismo, dopotutto è un trattato di nutrizione. Quindi come ogni trattato o saggio, per poter essere istruttivo va letto attentamente. Ma perché alla fine, perché leggere proprio questo libro invece di altri?
Vi siete mai fermati un attimo a pensare a quanti libri legati all'alimentazione esistano oggi?
Quanti sulle diete?
Certamente dietro ci sono due grandi fattori, la moda e il business, ma fate caso ad una cosa: non viene mai fatto riferimento a brevetti legati agli studi condotti.
Questo perché solitamente di studi e ricerche non se ne fanno proprio.
Colin Campbell invece dedica la prima parte del libro nella spiegazione di tutti i suoi studi e alle motivazioni che lo hanno portato alla creazione di the China Study. Non omette, si svela completamente. Mette la faccia in quello che dice. The China Study è, difatti, il nome di un grandissimo progetto di ricerca nutrizionale sostenuto da ventisette università americane in alcuni paesi asiatici. Un progetto non ancora interrotto che ha ricevuto notevoli riconoscimenti internazionali.
Un progetto vincente a mio parere.
Personalmente trovo che sia una lettura veramente illuminante, anche solo per scoprire come siamo fatti veramente dentro. Cercare di condurre una vita più sana è importante non tanto per entrare nella utopica taglia 38, ma anche per imparare ad accettare il nostro corpo nelle sue migliori possibilità.
Bòn Appetìt
Vi suonano nuove queste parole? Certamente no, essendo un vademecum anche troppo conosciuto.
Ma dopo aver letto questo libro, non mi è sembrata più una frase tanto paradossale.
Per motivi familiari e non, mi sono spesso scontrata con questa tematica. Vengo da una famiglia in cui la buona cucina è un elemento imprenscendibile e sinonimo di cultura generale. Nonostante ciò, la parola dieta non mi ha mai toccato particolarmente e non ho mai sentito il bisogno di provarla su me stessa. Tutto questo è sicuramente dovuto anche al buon senso di mia madre, la quale ha sempre preferito cibi sani e genuini per tutti noi. In 23 anni di vita posso assicurare di aver seguito la "dieta" più variegata e completa possibile. Mi è stato insegnato ad apprezzare ogni sapore. Chiudendo questa piccola parentesi personale verrà allora da chiedersi, perché leggere un libro simile?
Io sono un essere prettamente carnivoro. Amo la carne, dal profondo del mio sanguinolento cuore. E lo stesso vale per tutto ciò che rientra nella categoria di carboidrato. Mentre fino a qualche anno fa riuscivo a regolarmi, tra lo stress e l'università il mio appetito è aumentato vistosamente, e con lui i miei peccati di gola. Così mio fratello, premuroso come al solito, mi ha fatto leggere questo libro come incentivo per una dieta più sana.
E ha funzionato.
Sintetizzarne il contenuto è alquanto improduttivo, dato che ogni capitolo spiega in modo semplice e approfondito quali siano gli elementi più idonei per il nostro organismo, dopotutto è un trattato di nutrizione. Quindi come ogni trattato o saggio, per poter essere istruttivo va letto attentamente. Ma perché alla fine, perché leggere proprio questo libro invece di altri?
Vi siete mai fermati un attimo a pensare a quanti libri legati all'alimentazione esistano oggi?
Quanti sulle diete?
Certamente dietro ci sono due grandi fattori, la moda e il business, ma fate caso ad una cosa: non viene mai fatto riferimento a brevetti legati agli studi condotti.
Questo perché solitamente di studi e ricerche non se ne fanno proprio.
Colin Campbell invece dedica la prima parte del libro nella spiegazione di tutti i suoi studi e alle motivazioni che lo hanno portato alla creazione di the China Study. Non omette, si svela completamente. Mette la faccia in quello che dice. The China Study è, difatti, il nome di un grandissimo progetto di ricerca nutrizionale sostenuto da ventisette università americane in alcuni paesi asiatici. Un progetto non ancora interrotto che ha ricevuto notevoli riconoscimenti internazionali.
Un progetto vincente a mio parere.
Personalmente trovo che sia una lettura veramente illuminante, anche solo per scoprire come siamo fatti veramente dentro. Cercare di condurre una vita più sana è importante non tanto per entrare nella utopica taglia 38, ma anche per imparare ad accettare il nostro corpo nelle sue migliori possibilità.
Bòn Appetìt
venerdì 23 maggio 2014
.I Menecmi.
Salve a tutti ! Questa settimana, rimanendo fedele ai classici, ho
viaggiato nel tempo e ho ripescato una delle prime commedie mai scritte,
risale infatti al III° secolo A.C., sto parlando de I Menecmi di Plauto.
A mio avviso che la risata è un ottimo strumento per far passare del tempo in modo intelligente e allontanare momentaneamente lo spettatore dai problemi e le ansie che lo assalgono costantemente durante il giorno, un giusto modo per svagarsi! Considerando che all’epoca non esistevano le distrazioni di oggi trovo che Plauto con equivoci di vario genere riesca a tenere lo spettatore incollato alla sedia. Secondo me il momento più esilarante del libro è quando Spazzola sentendosi tradito da colui che crede essere il suo padrone, ma che in realtà è il suo ignaro gemello, per vendicarsi racconta alla moglie di tutte le corna che le sono state fatte, ottimo mezzo di vendetta.
Effettivamente, dal punto di vista formale, ai nostri occhi moderni può sembrare una storiella fatta e messa lì, data la sua semplicità, ma credo che anche un lettore o uno spettatore moderno, essendo appunto questa una commedia, può immedesimarsi nella storia.
Per il resto non c’è molto da dire, è una commedia e si commenta da sola.
.Viki.
Titolo: I Menecmi
Titolo originale: Menaechmi
Autore: Plauto
Prima pubblicazione: fine III secolo
Trama: La commedia è suddivisa in 5, anticipati da un prologo recitato da Spazzola, servo di Menecmo I, il quale espone al pubblico
"tutti i particolari della faccenda", ovvero tutte le vicende da
conoscere prima di addentrarsi nella commedia.
Prologo: Si
tratta della storia di due gemelli. Quando erano fanciulli il loro
padre, un mercante di Siracusa, decise di portare con sé uno dei due al mercato di Taranto e il bambino, nella ressa, si smarrì.
Venne immediatamente trovato da un tale originario di Epidamno che lo
adottò come figlio legittimo. Il padre del bambino smarrito si ammalò e
morì in pochi giorni per il dolore. Fu così che il nonno decise di dare
all'altro gemello il nome del bambino disperso: Menecmo. Menecmo II una
volta diventato adulto intraprende incessanti ricerche per trovare il
fratello, finché non giunge a Epidamno con il servo Messenione.
Atto I: Il primo atto si apre con la presentazione di Spazzola agli spettatori che dopo aver atteso impazientemente la venuta del suo padrone Menecmo I, si recano pieni di entusiasmo a casa dell'affascinante cortigiana Erozia, che li attende benevolmente. Menecmo I approfitta volentieri della sua compagnia e cede ad Erozia un pregiato mantello, sottratto in precedenza alla moglie. In attesa del pranzo imbandito dalla cortigiana, Menecmo I, seguito dal parassita, si reca nel foro a sbrigare una faccenda. Nello stesso tempo Erozia dà disposizioni al suo cuoco, Cilindro, inviandolo al mercato.
Atto II: Terminate le spese al foro, Cilindro incontra Menecmo II, appena sceso dalla nave alla ricerca del fratello e, naturalmente, lo scambia per Menecmo I. Lo straniero rimane sconcertato e chiede spiegazioni al suo schiavo Messenione, il quale lo mette in avviso: "Epidamno, città dei truffatori da cui nessuno esce senza danno". Pensano dunque, che si tratti del raggiro di qualche cortigiana che manda i suoi servi al porto. Ma ecco che appare Erozia e vede Menecmo II, davanti alla sua casa. Lo invita così a entrare scambiandolo per il suo amante, tornato in anticipo dal foro. Menecmo II, inizialmente riluttante, accetta l'invito della donna, mentre il suo servo si dirige alla locanda.
Atto III: Menecmo II esce, soddisfatto, dalla casa di Erozia. Spazzola, intanto, tornato dal foro, credendo di vedere il suo padrone, si arrabbia accanitamente con lui, accusandolo di essere stato defraudato ed escluso. Per vendicarsi, Spazzola decide di svelare tutte le malefatte del marito alla moglie. Contemporaneamente, si presenta sulla scena un’ancella di Erozia che pretende un regalo per sé. Menecmo II non bada a questi e, dopo averli trattati malamente, si allontana.
Atto IV: Una volta messa al corrente delle azioni spregevoli del marito, la moglie di Menecmo, derubata e offesa, caccia fuori di casa Menecmo I finché non le riporterà il mantello. Quest'ultimo decide di trovare alloggio a casa di Erozia, ma anche costei lo caccia infelicemente quando Menecmo le chiede la restituzione del mantello, ormai nelle mani del gemello dopo essere stato oggetto di mille peripezie, insieme con un braccialetto.
Atto V: Menecmo II viene rimproverato dalla moglie, che chiede immediatamente soccorso al padre. Il vecchio, che inizialmente dava ragione al marito, prende le difese dalla figlia una volta che Menecmo II persiste a negare di essere il marito di sua figlia. Dunque viene fatto chiamare un medico e Menecmo II scappa, fingendosi pazzo. Arriva Menecmo I il quale, non comprendendo l’avvenuto, viene portato via da medici e infermieri. Messenione vede catturare colui che crede suo padrone e lo soccorre prontamente, ottenendo in cambio la liberazione. Il servo incontra poi Menecmo II che lo rimprovera per non essersi presentato e nega, pertanto, di averlo affrancato. È a questo punto che Messenione capisce di aver incontrato il fratello gemello e riesce così a svelare il mistero. I due gemelli, riescono finalmente a ricongiungersi e Messenione viene affrancato. Menecmo I, prima di tornare a Siracusa, decide di mettere all’asta tutti i suoi beni, compresa la moglie.
[Fonte: Wikipedia]
Cosa trarre da quest’opera che segna la nascita della commedia latina?Atto I: Il primo atto si apre con la presentazione di Spazzola agli spettatori che dopo aver atteso impazientemente la venuta del suo padrone Menecmo I, si recano pieni di entusiasmo a casa dell'affascinante cortigiana Erozia, che li attende benevolmente. Menecmo I approfitta volentieri della sua compagnia e cede ad Erozia un pregiato mantello, sottratto in precedenza alla moglie. In attesa del pranzo imbandito dalla cortigiana, Menecmo I, seguito dal parassita, si reca nel foro a sbrigare una faccenda. Nello stesso tempo Erozia dà disposizioni al suo cuoco, Cilindro, inviandolo al mercato.
Atto II: Terminate le spese al foro, Cilindro incontra Menecmo II, appena sceso dalla nave alla ricerca del fratello e, naturalmente, lo scambia per Menecmo I. Lo straniero rimane sconcertato e chiede spiegazioni al suo schiavo Messenione, il quale lo mette in avviso: "Epidamno, città dei truffatori da cui nessuno esce senza danno". Pensano dunque, che si tratti del raggiro di qualche cortigiana che manda i suoi servi al porto. Ma ecco che appare Erozia e vede Menecmo II, davanti alla sua casa. Lo invita così a entrare scambiandolo per il suo amante, tornato in anticipo dal foro. Menecmo II, inizialmente riluttante, accetta l'invito della donna, mentre il suo servo si dirige alla locanda.
Atto III: Menecmo II esce, soddisfatto, dalla casa di Erozia. Spazzola, intanto, tornato dal foro, credendo di vedere il suo padrone, si arrabbia accanitamente con lui, accusandolo di essere stato defraudato ed escluso. Per vendicarsi, Spazzola decide di svelare tutte le malefatte del marito alla moglie. Contemporaneamente, si presenta sulla scena un’ancella di Erozia che pretende un regalo per sé. Menecmo II non bada a questi e, dopo averli trattati malamente, si allontana.
Atto IV: Una volta messa al corrente delle azioni spregevoli del marito, la moglie di Menecmo, derubata e offesa, caccia fuori di casa Menecmo I finché non le riporterà il mantello. Quest'ultimo decide di trovare alloggio a casa di Erozia, ma anche costei lo caccia infelicemente quando Menecmo le chiede la restituzione del mantello, ormai nelle mani del gemello dopo essere stato oggetto di mille peripezie, insieme con un braccialetto.
Atto V: Menecmo II viene rimproverato dalla moglie, che chiede immediatamente soccorso al padre. Il vecchio, che inizialmente dava ragione al marito, prende le difese dalla figlia una volta che Menecmo II persiste a negare di essere il marito di sua figlia. Dunque viene fatto chiamare un medico e Menecmo II scappa, fingendosi pazzo. Arriva Menecmo I il quale, non comprendendo l’avvenuto, viene portato via da medici e infermieri. Messenione vede catturare colui che crede suo padrone e lo soccorre prontamente, ottenendo in cambio la liberazione. Il servo incontra poi Menecmo II che lo rimprovera per non essersi presentato e nega, pertanto, di averlo affrancato. È a questo punto che Messenione capisce di aver incontrato il fratello gemello e riesce così a svelare il mistero. I due gemelli, riescono finalmente a ricongiungersi e Messenione viene affrancato. Menecmo I, prima di tornare a Siracusa, decide di mettere all’asta tutti i suoi beni, compresa la moglie.
[Fonte: Wikipedia]
A mio avviso che la risata è un ottimo strumento per far passare del tempo in modo intelligente e allontanare momentaneamente lo spettatore dai problemi e le ansie che lo assalgono costantemente durante il giorno, un giusto modo per svagarsi! Considerando che all’epoca non esistevano le distrazioni di oggi trovo che Plauto con equivoci di vario genere riesca a tenere lo spettatore incollato alla sedia. Secondo me il momento più esilarante del libro è quando Spazzola sentendosi tradito da colui che crede essere il suo padrone, ma che in realtà è il suo ignaro gemello, per vendicarsi racconta alla moglie di tutte le corna che le sono state fatte, ottimo mezzo di vendetta.
Effettivamente, dal punto di vista formale, ai nostri occhi moderni può sembrare una storiella fatta e messa lì, data la sua semplicità, ma credo che anche un lettore o uno spettatore moderno, essendo appunto questa una commedia, può immedesimarsi nella storia.
Per il resto non c’è molto da dire, è una commedia e si commenta da sola.
.Viki.
venerdì 16 maggio 2014
.Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Lasciate da parte la logica e il rigore del mondo in cui viviamo, per
calarvi in quello fantastico nato dalla mente di Charles Lutwidge
Dodgson, meglio noto come Lewis Carroll, attraverso Le avventure di
Alice nel paese delle Meraviglie.
Già a noi sembra tutto eccentrico questo Paese esplorato, pensate quanto lo doveva essere allora per una bambina vittoriana, cresciuta nelle rigidità di una società piena di regole, che si vede improvvisamente capovolgere tutto, non ci sono più leggi e regole in questo mondo, vi regna solo l’anarchia.
Forse a pensarci bene questo può anche essere l’unico luogo dove una bambina bloccata in rigidi schemi si può liberare, dove dare spazio alla sua fantasia senza più essere giudicata, perché in fondo si tratta pur sempre del suo sogno, e come tutti sappiamo nei sogni non ci sono limiti, niente barriere o proibizioni.
La parte più affascinate del libro, a mio avviso, è l’uso della lingua che ne fa Carroll; la lingua per lui diventa un gioco su cui sviluppare dialoghi surreali, nascono così brillanti giochi di parole purtroppo andati persi durante la traduzione.
Per me è stato come calarsi nella mente di un bambino, o di una bambina in questo caso, dove tutto diventa surreale, un sogno per l’appunto. A volte ripensando all’infanzia, non si riesce più a ricordare cosa sia stato vero e cosa no, cosa ha creato la mia mente di bambina e cosa invece fosse reale; è stato semplicemente un sogno quello di Alice? Forse è solo una mia idea, ma mi piace pensare che si possa far entrare un po’ di fantasia nel mondo reale.
Penso che a questo punto sia ovvio il fatto che ho trovato il libro molto bello, unico vero peccato, ribadisco, per la traduzione, non potrà mai competere con l’originale, consiglio dunque vivamente questa lettura perché in fondo siamo tutti un po’ Alice. O forse è lei che è come noi? L'avventura della bambina nel Paese delle Meraviglie è un viaggio che tutti noi, chi più chi meno, abbiamo fatto e che proprio per questo merita di essere letto.
Curiosità: Tra le trasposizioni cinematografiche ricordo solo le più famose:
il classico Disney, "Alice nel paese delle Meraviglie" (1951) e il più recente film diretto da Tim Burton "Alice in Wonderland" (2010).
Il primo unisce i due libri di Carroll sulle avventure di Alice, quindi prende spunto sia da Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, sia dal suo seguito Al di là dello Specchio, unendo effettivamente i fatti ma non narrandoli nel giusto ordine. Il secondo vuole essere un ideale seguito dei due romanzi, di conseguenza ritroviamo solo i personaggi e non i fatti trattati.
.Nika.
Titolo: Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie
Titolo originale: Alice’s adventures in Wonderland
Autore: Lewis Carroll
Prima pubblicazione: 1865
Prima pubblicazione (Italia): 1872
Trama: Alice era profondamente annoiata mentre la sorella leggeva un
libro accanto a lei, fu allora che vide passare accanto a sé un Coniglio
Bianco; da allora nulla sarebbe più stato normale, sarebbe stato
l’inizio di un viaggio, un viaggio nel Paese delle Meraviglie.
Il coniglio che Alice aveva visto non era un coniglio qualunque, in quanto borbottava fra sé ed indossava un panciotto da cui levò un orologio da taschino. Alice ormai sovrastata dalla noia decise di inseguirlo, raggiungendolo fino ad una tana, dove però cadde, precipitando così in un profondo pozzo. Alla fine del quale si ritrovò in una stanza piena di piccole porte e grazie ad una serie di stratagemmi inizia a ingrandirsi ed a rimpicciolirsi varie volte per raggiungere la chiave che le farà aprire una delle porte. Ma purtroppo Alice farà male i calcoli, crescendo così a dismisura, dalla tristezza inizierà un pianto che allagherà l’intera stanza; in questo mare di lacrime incontrerà i primi abitanti di questo strano mondo sotterraneo.
Inizierà così una serie di conoscenze bizzarre, fra cui il Coniglio Bianco (già visto), il Brucaliffo, la duchessa e in fine la Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto.
Dopo questi incontri Alice troverà la strada che la condurrà al castello della Regina, una donna aggressiva e sempre infuriata, la quale inviterà la bambina a giocare a croquet, ma non sarà un croquet ordinario, qui si useranno i fenicotteri come mazze, gli istrici come palle e le carte come porte.
Alice dovrà persino assistere ad un processo, dove lei farà da testimone. Nel processo sarà giudicato il Fante di Cuori, che era stato accusato di aver rubato le tartine pepate. Quando Alice verrà chiamata, ella dissentirà dall’accusa, cominciando però a diventare sempre più grande, fino a raggiungere la giusta altezza ("Aveva cambiato così tante volte altezza che oramai non si sapeva più quale fosse quella corretta."); infine senza più timori dirà “che m’importa di voi? Non siete altro che un mazzo di carte!”, così tutto il mazzo si solleverà per aria andandole addosso. Terminerà così la sua avventura, perché Alice si sveglierà e scoprirà che tutto non era stato altro che un sogno.
Il coniglio che Alice aveva visto non era un coniglio qualunque, in quanto borbottava fra sé ed indossava un panciotto da cui levò un orologio da taschino. Alice ormai sovrastata dalla noia decise di inseguirlo, raggiungendolo fino ad una tana, dove però cadde, precipitando così in un profondo pozzo. Alla fine del quale si ritrovò in una stanza piena di piccole porte e grazie ad una serie di stratagemmi inizia a ingrandirsi ed a rimpicciolirsi varie volte per raggiungere la chiave che le farà aprire una delle porte. Ma purtroppo Alice farà male i calcoli, crescendo così a dismisura, dalla tristezza inizierà un pianto che allagherà l’intera stanza; in questo mare di lacrime incontrerà i primi abitanti di questo strano mondo sotterraneo.
Inizierà così una serie di conoscenze bizzarre, fra cui il Coniglio Bianco (già visto), il Brucaliffo, la duchessa e in fine la Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto.
Dopo questi incontri Alice troverà la strada che la condurrà al castello della Regina, una donna aggressiva e sempre infuriata, la quale inviterà la bambina a giocare a croquet, ma non sarà un croquet ordinario, qui si useranno i fenicotteri come mazze, gli istrici come palle e le carte come porte.
Alice dovrà persino assistere ad un processo, dove lei farà da testimone. Nel processo sarà giudicato il Fante di Cuori, che era stato accusato di aver rubato le tartine pepate. Quando Alice verrà chiamata, ella dissentirà dall’accusa, cominciando però a diventare sempre più grande, fino a raggiungere la giusta altezza ("Aveva cambiato così tante volte altezza che oramai non si sapeva più quale fosse quella corretta."); infine senza più timori dirà “che m’importa di voi? Non siete altro che un mazzo di carte!”, così tutto il mazzo si solleverà per aria andandole addosso. Terminerà così la sua avventura, perché Alice si sveglierà e scoprirà che tutto non era stato altro che un sogno.
Già a noi sembra tutto eccentrico questo Paese esplorato, pensate quanto lo doveva essere allora per una bambina vittoriana, cresciuta nelle rigidità di una società piena di regole, che si vede improvvisamente capovolgere tutto, non ci sono più leggi e regole in questo mondo, vi regna solo l’anarchia.
Forse a pensarci bene questo può anche essere l’unico luogo dove una bambina bloccata in rigidi schemi si può liberare, dove dare spazio alla sua fantasia senza più essere giudicata, perché in fondo si tratta pur sempre del suo sogno, e come tutti sappiamo nei sogni non ci sono limiti, niente barriere o proibizioni.
La parte più affascinate del libro, a mio avviso, è l’uso della lingua che ne fa Carroll; la lingua per lui diventa un gioco su cui sviluppare dialoghi surreali, nascono così brillanti giochi di parole purtroppo andati persi durante la traduzione.
Per me è stato come calarsi nella mente di un bambino, o di una bambina in questo caso, dove tutto diventa surreale, un sogno per l’appunto. A volte ripensando all’infanzia, non si riesce più a ricordare cosa sia stato vero e cosa no, cosa ha creato la mia mente di bambina e cosa invece fosse reale; è stato semplicemente un sogno quello di Alice? Forse è solo una mia idea, ma mi piace pensare che si possa far entrare un po’ di fantasia nel mondo reale.
Penso che a questo punto sia ovvio il fatto che ho trovato il libro molto bello, unico vero peccato, ribadisco, per la traduzione, non potrà mai competere con l’originale, consiglio dunque vivamente questa lettura perché in fondo siamo tutti un po’ Alice. O forse è lei che è come noi? L'avventura della bambina nel Paese delle Meraviglie è un viaggio che tutti noi, chi più chi meno, abbiamo fatto e che proprio per questo merita di essere letto.
Curiosità: Tra le trasposizioni cinematografiche ricordo solo le più famose:
il classico Disney, "Alice nel paese delle Meraviglie" (1951) e il più recente film diretto da Tim Burton "Alice in Wonderland" (2010).
Il primo unisce i due libri di Carroll sulle avventure di Alice, quindi prende spunto sia da Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, sia dal suo seguito Al di là dello Specchio, unendo effettivamente i fatti ma non narrandoli nel giusto ordine. Il secondo vuole essere un ideale seguito dei due romanzi, di conseguenza ritroviamo solo i personaggi e non i fatti trattati.
.Nika.
giovedì 8 maggio 2014
.Il meraviglioso Mago di Oz.
Io continuo imperterrito sul filone delle storie per bambini. Sì, mi piacciono e poi credo che portino con sé molto di più di quello che crediamo, ovvero una morale indiretta che passa attraverso la lettura.
Volevo proporvi “Il Meraviglioso mago di OZ”, classico di ogni età, sempre interessante e moderno.
L’uomo di paglia non vuole sentirsi stupido, ma non si accorge del suo genio, che in molte occasioni salva Dorothy e i suoi amici.
2) Nella sua ricerca Dorothy trova un Uomo di latta, che vorrebbe chiedere al Mago un cuore. Nasce un bellissimo dialogo tra quest’ultimo e lo Spaventapasseri.
Quando uno è innamorato è un uomo felice, senza cuore non si può essere felici, ma uno stupido non saprebbe cosa farsene di un cuore, il cervello non basta a rendere felice una persona, ma non è forse vero che quando uno è innamorato perde completamente il cervello? Quindi?
3) Andando avanti troviamo un Leone, non un re della foresta, ma un vigliacco. Grande, maestoso, cuor di pecora, è impaziente di chiedere al Mago del coraggio, ma se fosse per lui non sarebbe mai arrivato alla sua dimora, visto che non “ha il coraggio d’andare avanti così, senza mai arrivare in qualche posto”.
Cervello. Cuore. Coraggio. Sono questi l’ingredienti per fare un Uomo e una Donna. Indispensabili, inutili se separati. Ingredienti universali di ogni uomo, che nessun mago può dare, poiché si trovano dentro di noi. Non importa maledirsi perché non siamo coraggiosi, o pensiamo di essere stupidi, siamo molto di più di quello che gli altri ci dicono. Siamo in grado di uccidere una perfida Strega dell’Ovest. Sembra incredibile come non ci si possa accorgere di possedere un cuore, un cervello e del coraggio, quando in mille avventure questi emergono fuori e ci rendono possibili ogni impresa. Sembra una follia, ma succede ogni volta.
Il mondo di Oz, è forse il sogno di una bambina annoiata? È forse il mondo che compone il mistero di ogni persona? Tuttavia, sono sicuro che ci si arrivi solo in volo.
Buona lettura,
Daniele.
Volevo proporvi “Il Meraviglioso mago di OZ”, classico di ogni età, sempre interessante e moderno.
Titolo: Il meraviglioso Mago di Oz
Titolo originale: The Wonderful Wizard of Oz
Autore: Lyman Frank Baum
Prima pubblicazione: 1900
Trama: La piccola Dorothy, rimasta orfana, va a vivere nella casa degli zii che abitano in una casetta nel Kansas. Non è allegra, per la bambina, la compagnia degli zii perché il lavoro e l’isolamento li hanno resi incapaci di ridere mentre Dorothy è di temperamento vivace e gioioso. Ad interrompere la monotonia di queste giornate sopraggiunge uno dei tanti cicloni che imperversano nella regione. Il ciclone la solleva con tutta la casa, deponendola in un luogo misterioso: il fantastico regno di Oz, dove incontra uno spaventapasseri, un omino di stagno e un leone codardo. Insieme si mettono alla ricerca del Mago di Oz, l’unico che potrà indicare a Dorothy la via per il ritorno a casa e dare ai suoi amici quello che desiderano.
La storia è molto semplice, la bambina si è persa, si incammina verso il Mago, trova degli amici, insieme vincono delle difficoltà, e tutti sono felici e Dorothy se ne va a casa. Semplice, no? Tuttavia, leggendo questo libro mi sono posto varie domande che mi hanno fatto riflettere. Analizziamo insieme il testo:
1) Nella storia troviamo uno Spaventapasseri che vorrebbe chiedere al Mago niente più che un cervello, in fondo tutti ne hanno uno. Lui vorrebbe essere uguale agli altri. Qui mi sorge un pensiero: a che serve un cervello se vuoi essere uguale agli altri? Per quello basta avere in zucca un po’ di paglia niente di più.
1) Nella storia troviamo uno Spaventapasseri che vorrebbe chiedere al Mago niente più che un cervello, in fondo tutti ne hanno uno. Lui vorrebbe essere uguale agli altri. Qui mi sorge un pensiero: a che serve un cervello se vuoi essere uguale agli altri? Per quello basta avere in zucca un po’ di paglia niente di più.
“Al mio ritorno sarò uguale a tutti gli altri uomini.” dice lo Spaventapassi…
“A me sei sempre andato bene così come sei.” lo incalza la bambina.
Lo Spaventapasseri le piaceva perché era unico, dotato di molti talenti dovuti al suo essere così, di paglia. Quando fu creato, un vecchio corvo disse al fantoccio “Se soltanto avessi un po’ di cervello saresti un uomo buono come molti altri […] il cervello è l’unica cosa che valga la pena avere in questo mondo, non importa che uno sia uomo o corvo”.
2) Nella sua ricerca Dorothy trova un Uomo di latta, che vorrebbe chiedere al Mago un cuore. Nasce un bellissimo dialogo tra quest’ultimo e lo Spaventapasseri.
“[…]a questo mondo, il cervello non è la cosa più importante.” Dice l’Uomo di latta “Una volta pure io l’avevo e persino un cuore; quindi, avendo provato l’uno e l’altro preferisco di gran lunga avere un cuore.”
Nessuno dei due convince l’altro e rimangono convinti delle proprie idee.
Come lo Spaventapasseri, l’Uomo di latta, non si rende conto che nella sua convinzione di essere un robot senza cuore, tratta con gentilezza ogni creatura, perché ha paura di farle male o di ferirla. Lui non avendo cuore non sa come si potrebbero sentire. Ma non è forse questa la caratteristica di un cuore? L’avere cura di chi nel tuo cuore riesce ad entrare.
Come lo Spaventapasseri, l’Uomo di latta, non si rende conto che nella sua convinzione di essere un robot senza cuore, tratta con gentilezza ogni creatura, perché ha paura di farle male o di ferirla. Lui non avendo cuore non sa come si potrebbero sentire. Ma non è forse questa la caratteristica di un cuore? L’avere cura di chi nel tuo cuore riesce ad entrare.
3) Andando avanti troviamo un Leone, non un re della foresta, ma un vigliacco. Grande, maestoso, cuor di pecora, è impaziente di chiedere al Mago del coraggio, ma se fosse per lui non sarebbe mai arrivato alla sua dimora, visto che non “ha il coraggio d’andare avanti così, senza mai arrivare in qualche posto”.
Come le altre figure, anche il leone scoprirà il coraggio che tanto bramava.
Cervello. Cuore. Coraggio. Sono questi l’ingredienti per fare un Uomo e una Donna. Indispensabili, inutili se separati. Ingredienti universali di ogni uomo, che nessun mago può dare, poiché si trovano dentro di noi. Non importa maledirsi perché non siamo coraggiosi, o pensiamo di essere stupidi, siamo molto di più di quello che gli altri ci dicono. Siamo in grado di uccidere una perfida Strega dell’Ovest. Sembra incredibile come non ci si possa accorgere di possedere un cuore, un cervello e del coraggio, quando in mille avventure questi emergono fuori e ci rendono possibili ogni impresa. Sembra una follia, ma succede ogni volta.
Il mondo di Oz, è forse il sogno di una bambina annoiata? È forse il mondo che compone il mistero di ogni persona? Tuttavia, sono sicuro che ci si arrivi solo in volo.
Consiglio questo libro, è piccolo e leggero, per uscire dalla monotonia di un pomeriggio passato nella campagna del Kansas.
Curiosità: Il testo è liberamente accessibile in rete, per la lettura "Il Meraviglioso Mago di Oz" (pdf)
Buona lettura,
Daniele.
giovedì 24 aprile 2014
.Seta.
Eccezionalmente per questa volta appaio prima con una recensione per me insolita, cioè, non insolita, ma di un autore che non apprezzo molto. Parlo di Alessandro Baricco, senza nulla togliere a chi lo apprezza, non è proprio il mio genere di scrittore.
Quest'oggi parlerò un po' di "Seta"; pubblicato dalla casa editrice Rizzoli nel 1996, Seta è un romanzo, o meglio una storia di Alessandro Baricco.
Quest'oggi parlerò un po' di "Seta"; pubblicato dalla casa editrice Rizzoli nel 1996, Seta è un romanzo, o meglio una storia di Alessandro Baricco.
Titolo: Seta
Titolo originale: Seta
Autore: Alessandro Baricco
Prima pubblicazione: 1996
Trama: Narra del giovane commerciante di bachi da seta Hervè Joncour che lascia
il suo paese Lavilledieu, nel meridione della Francia e la moglie
Helene, per recarsi ben quattro volte in Giappone. Siamo nella seconda
metà dell’ottocento e all’epoca questo paese era davvero considerato la
fine del mondo. Lo scopo quello di acquistare minuscole uova di bachi da
seta in quanto gli allevamenti europei prima e quelli del vicino
Oriente poi, sono stati attaccati dalle epidemie e le uova sono ormai
diventate inutilizzabili. Nel remoto Giappone conosce il potente Hara
Kei da cui acquista le uova. È l’uomo per cui tutti, in quel paese,
esistevano ed Hervè rimane affascinato in maniera irresistibile dalla
giovanissima donna sdraiata accanto a lui, immobile, la testa appoggiata
sul suo grembo, gli occhi chiusi, le braccia nascoste sotto l’ampio
vestito rosso che si allargava tutt’intorno, come una fiamma, sulla
stuoia color cenere. Lui le passava lentamente una mano nei capelli:
sembrava accarezzasse il manto di un animale prezioso, e addormentato.
Lei è orientale e sa parlare solo il giapponese, ma i due riescono a
comunicare attraverso gli sguardi e il mistero che la avvolge in quel
mondo lontano e a lui estraneo è magico e affascinante. La visione di
quella donna diventa un sogno irrealizzabile; ogni viaggio lo lega
sempre di più al paese del Sol Levante e ogni volta porta con sé piccoli
particolari che come una calamita lo attraggono senza possibilità di
sottrarsi. È la storia di un desiderio inappagato, di una illusione
d’amore. Questa donna sconvolge la relazione coniugale di Hervè e il
dolore lento della nostalgia per una vita che non potrà mai vivere trova
ampio spazio nel suo cuore. Proprio questo sentimento porta un uomo
come Hervè che ama assistere alla propria vita senza ambire a viverla
davvero, ad affrontare situazioni pericolose, viaggi in luoghi
improbabili e ancor più remoti.
Non è una storia amata da tutti e non potrebbe essere altrimenti.
Qualcuno pensa che sia vuota e inutile, una storia che non trasmette o
non dice nulla, ma io non sono d’accordo. Forse perché è la prima storia
che abbia mai letto di Baricco, veramente non saprei dirlo, ma le passioni forti
che mi ha trasmesso non le provo con molti libri; la voglia di
continuare nella lettura per scoprire quello che viene dopo e dopo
ancora. Finale commovente, quasi da lacrime.
A mio avviso non è un libro che vuole trasmette niente di particolare, vedendolo superficialmente veniamo messi di fronte ad un uomo che stanco della sua insulsa vita va dietro una nuova gonnella solamente perché è qualcosa di diverso dalla routine, ma è quello che sta dietro alla storia principale che mi ha entusiamata: quanto intensamente può amare una donna, quando una donna che ama il marito possa perdonare a quest'ultimo mille e mille tradimenti.
Quindi l'ho preso come un libro che parla del coraggio di una donna, che di fronte ad una rivale non si è arresa e ha continuato a combattere e a coltivare quello che per lei era veramente importante.
Lo raccomando a coloro che vogliono leggersi un romanzo senza troppe pretese e senza le parolone che Baricco ama usare.
Curiosità: Da Seta, nel 2007, è stato tratto anche un film.
Nel film, sotto la direzione di
Francois Girard (“Il Violino Rosso”), vediamo la partecipazione di molti
interpreti di fama mondiale tra cui Michael Pitt (“The Dreamers”, “The
Village”), Keira Knightley (“Pirati dei Caraibi”, “Orgoglio e
Pregiudizio”) e Alfred Molina (“Chocolat”, “Il Codice Da Vinci”). “Con
Baricco l’accordo era di scegliere qualcuno che convincesse entrambi,
che avrebbe interpretato questa storia in senso non hollywoodiano. In
questo caso, anche se il cast è internazionale, lo spirito è europeo“ ha
spiegato il produttore Domenico Procacci, fautore del progetto.
I volti dell’allevatore francese di bachi di seta Hervè Joncour e della moglie tradita sono quelli di Michael Pitt e di Keira Knightley (scelta non troppo azzeccata a mio parere , non apprezzo molto la "recitazione" della Knightley.), ma vi sono anche diversi attori italiani, come Carlo Cecchi e Toni Bertorelli.
I volti dell’allevatore francese di bachi di seta Hervè Joncour e della moglie tradita sono quelli di Michael Pitt e di Keira Knightley (scelta non troppo azzeccata a mio parere , non apprezzo molto la "recitazione" della Knightley.), ma vi sono anche diversi attori italiani, come Carlo Cecchi e Toni Bertorelli.
domenica 20 aprile 2014
.Non Lasciarmi.
Ecco una recensione a cui tengo particolarmente: "Non lasciarmi "di Kazuo Ishiguro.
Ho avuto uno strano rapporto con questo romanzo (in senso positivo). Non sono un'amante della letteratura giapponese in generale. Non amo il loro stile e le loro trame sempre incongruenti. Ma poi ho scoperto che Ishiguro di giapponese ha solo i lineamenti e che ha trascorso tutta la vita in Inghilterra. E così ho deciso di dargli una possibilità, e detto fra noi, è stata una saggia decisione.
"Non lasciarmi" è uno dei romanzi contemporanei migliori che abbia letto fino ad ora (il Times la pensa come me e lo ha premiato come miglior romanzo del 2005). La storia per quanto impensabile si trasforma in un futuro non troppo inverosimile per il genere umano, e Ishiguro descrive il tutto con una grande maestria. I personaggi, in particolare Kathy, la voce narrante del racconto, sono caratterizzati in modo equilibrato, come se le loro esistenze fossero effettivamente lo specchio della realtà che vuole imporre loro il collegio. Il finale è d'impatto, tragico e, passatemi il termine, più che adeguato a tutto il processo di formazione della storia. È una storia forte e cruda. Non abbiamo un finale da redenzione, ma nonostante questo non lascia l'amaro in bocca.
Cosa ho imparato da questo libro? "La realtà ha sempre due facce".
Curiosità: Nel 2005, il Times premiò Non Lasciarmi come miglior romanzo dell'anno e in seguito lo inserì tra i migliori romanzi inglesi dal 1923 al 2005.
Nel 2006 ha vinto il Premio letterario Merck Serono ed è stato finalista al Man Booker Prize.
Nel 2010 il regista Mark Romanek ne ha tratto un (bellissimo) film con protagonisti Carey Mulligan (Kathy), Keira Knightley (Ruth) e Andrew Garfield (Tommy).
Sissa.
Titolo: Non Lasciarmi
Titolo originale: Never Let Me Go
Autore: Kazuo Ishiguro
Prima pubblicazione: 2005
Prima pubblicazione (Italia): 2006
Casa Editrice: Einaudi
Trama: Kathy, Ruth e Tommy sono cresciuti in un collegio immerso nella campagna della provincia inglese.
Sono stati educati amorevolmente, protetti dal mondo esterno e convinti
di essere speciali. Ma qual è, di fatto, il motivo per cui sono lì? E
cosa li aspetta oltre il muro del collegio? Solo molti anni più tardi,
Kathy, ora una donna di trentun anni, si permette di cedere agli appelli
della memoria. Quello che segue è la perturbante storia di come Kathy,
Ruth e Tommy si avvicinino a poco a poco alla verità della loro infanzia
apparentemente felice, e al futuro cui sono destinati. Un romanzo
intenso e commovente dall'autore di "Quel che resta del giorno".
Immaginate
un'Inghilterra degli anni 80, immersa tra i verdi prati e le divise di
un collegio. Tre giovani ragazzi, Kathy, Ruth ed infine Tommy,
trascorrono le loro giornate tra le lezioni e le loro piccole
discussioni adolescenziali. Tutto è calmo, controllato,
placido. A scuotere il loro quieto vivere è l'arrivo di una nuova
insegnante, che sembra non conformarsi esattamente alle ferree regole
del collegio: non parla del futuro, è profondamente apatica verso i
propri studenti e sembra costantemente immersa in uno stato di
inquietudine. Ma questa è solo la prima piccola spinta che fa capire al
lettore che quello non è un college come tutti gli altri. Si parla di
continue, quasi estenuamente, gare artistiche e sulla profonda
ascendenza che rivertono sugli studenti vincitori, di sesso sicuro e
controllato, delle fattorie in cui un giorno non troppo lontano i
ragazzi dovranno trasferirsi. Niente viene svelato direttamente, ma
tanti piccoli segnali, sempre più chiari e incontestabili. E quello che
alla fine sembrava solo un romanzo di fantascienza si presenta come una
realtà futura non troppo impensabile in questo nostro mondo dominato
dalla scienza e dalla ricerca.
Ho avuto uno strano rapporto con questo romanzo (in senso positivo). Non sono un'amante della letteratura giapponese in generale. Non amo il loro stile e le loro trame sempre incongruenti. Ma poi ho scoperto che Ishiguro di giapponese ha solo i lineamenti e che ha trascorso tutta la vita in Inghilterra. E così ho deciso di dargli una possibilità, e detto fra noi, è stata una saggia decisione.
"Non lasciarmi" è uno dei romanzi contemporanei migliori che abbia letto fino ad ora (il Times la pensa come me e lo ha premiato come miglior romanzo del 2005). La storia per quanto impensabile si trasforma in un futuro non troppo inverosimile per il genere umano, e Ishiguro descrive il tutto con una grande maestria. I personaggi, in particolare Kathy, la voce narrante del racconto, sono caratterizzati in modo equilibrato, come se le loro esistenze fossero effettivamente lo specchio della realtà che vuole imporre loro il collegio. Il finale è d'impatto, tragico e, passatemi il termine, più che adeguato a tutto il processo di formazione della storia. È una storia forte e cruda. Non abbiamo un finale da redenzione, ma nonostante questo non lascia l'amaro in bocca.
Cosa ho imparato da questo libro? "La realtà ha sempre due facce".
Curiosità: Nel 2005, il Times premiò Non Lasciarmi come miglior romanzo dell'anno e in seguito lo inserì tra i migliori romanzi inglesi dal 1923 al 2005.
Nel 2006 ha vinto il Premio letterario Merck Serono ed è stato finalista al Man Booker Prize.
Nel 2010 il regista Mark Romanek ne ha tratto un (bellissimo) film con protagonisti Carey Mulligan (Kathy), Keira Knightley (Ruth) e Andrew Garfield (Tommy).
Sissa.
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